Ripescaggio Italia: un'ultima preghiera chiamata Iran

L'Italia fuori dai Mondiali 2026 per la terza volta consecutiva. L'unica speranza si chiama Iran: se la squadra persiana dovesse ritirarsi, si aprirebbe uno spiraglio. Ma le regole FIFA e la geopolitica rendono tutto quasi impossibile.

Ripescaggio Italia: un'ultima preghiera chiamata Iran

Gli Azzurri fuori dal Mondiale per la terza volta di fila. Tra regolamenti, geopolitica e dignità sportiva, il sogno di un posto in extremis si fa sempre più lontano


Tre volte. Non è più un incidente, è una tendenza. L'Italia non si è qualificata ai Mondiali 2026 per la terza volta consecutiva, eliminata dalla Bosnia ed Erzegovina nella finale dei playoff europei. Libero Magazine I Mondiali partiranno l'11 giugno a Città del Messico, e gli Azzurri li guarderanno dalla televisione.

Eppure, nelle ultime settimane, un filo di speranza si è acceso. Non sul campo — quella strada è sbarrata — ma per vie traverse, legate a una crisi geopolitica che non ha nulla a che fare con il calcio.


Il caso Iran: uno spiraglio tra guerra e diplomazia

Tutto ruota attorno all'Iran. Le tensioni tra Donald Trump e Teheran avevano aperto uno spiraglio per un possibile ripescaggio, nell'eventualità che la Nazionale iraniana fosse costretta al ritiro a causa del conflitto con gli Stati Uniti, paese ospitante del torneo. Libero Magazine

La situazione è rimasta a lungo in bilico. Il CT dell'Iran Amir Ghalenoei si è detto netto: "Non ci sono motivi per non partecipare al Mondiale", mentre il ministro dello Sport Ahmad Donyamali si è mostrato più cauto: "Più la situazione si normalizza, più è probabile la partecipazione". fanpage Due voci, due registri diversi. Nel mezzo, un governo che non vuole mandare i propri giocatori negli Stati Uniti.

A complicare le cose, la FIFA ha respinto la richiesta iraniana di spostare le partite dal suolo americano al Messico. Fanpage Un no che ha alimentato i dubbi sulla presenza persiana, e con essa le fantasie azzurre.


Le regole sono chiare: l'Italia è (quasi) fuori

Ma il regolamento parla chiaro, e non è benevolo con gli Azzurri. In base all'articolo 6.7, la FIFA può scegliere il sostituto "a propria esclusiva discrezione". L'eventuale vuoto lasciato dall'Iran, con ogni probabilità, verrebbe colmato da una selezione asiatica. Sky TG24

Il telecronista Rai Alberto Rimedio, voce storica della Nazionale, ha tolto ogni illusione: in caso di forfait dell'Iran, le alternative non sarebbero rappresentate dall'Italia né da uno spareggio, ma in prima istanza dalla sostituzione con un'altra asiatica — gli Emirati Arabi Uniti, prima delle nazionali AFC non qualificate dopo aver perso lo spareggio con l'Iraq. Fanpage

L'Italia si trova al 12° posto nel ranking FIFA tra le squadre escluse, il più alto tra le non qualificate. SportMediaset Un argomento a favore, in teoria. Ma nella pratica, conta poco.


Umiliante o no, si spera lo stesso

C'è anche chi ha messo il dito nella piaga. Evelina Christillin, ex membro UEFA nel consiglio FIFA, non ha risparmiato una stoccata tagliente: "Pensare di qualificarsi per il rotto della cuffia perché un'altra nazionale non può giocare è un po' umiliante per una Nazionale che ha vinto quattro Mondiali." fanpage

Parole dure, ma difficili da contestare. Qualificarsi grazie a una guerra, a una crisi diplomatica, all'impossibilità altrui: non è questo il modo in cui la patria del calcio immaginava di tornare al Mondiale.

Il presidente FIFA Gianni Infantino ha poi sciolto ogni dubbio: "L'Iran ci sarà, questo è certo", ha dichiarato alla conferenza CNBC a Washington. "L'Iran deve venire, rappresentano il loro popolo, si sono qualificati, i giocatori vogliono giocare." Libero Magazine


La vera domanda, quella scomoda

Il ripescaggio, insomma, è praticamente un miraggio. Ma la vicenda lascia aperta una domanda ben più ingombrante: come si è ridotta l'Italia a sperare nelle tensioni mediorientali per andare ai Mondiali? Il 31 marzo 2026 segna un'altra data amara: dodici anni senza partecipare alla competizione che più di ogni altra definisce il calcio globale. Esiste ormai una generazione che conosce il trionfo del 2006 solo attraverso video su YouTube o racconti dei genitori. Requiem pamphlet

Non è una crisi passeggera. È qualcosa di più profondo, strutturale. E finché non verrà affrontato alla radice — nei vivai, nelle infrastrutture, nella cultura calcistica — nessun ripescaggio potrà salvare il calcio italiano da sé stesso.